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100 Anni dalla Spedizione Endurance

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« Cercansi uomini: per una spedizione azzardata. Bassa paga, freddo pungente, lunghi mesi nella più completa oscurità, pericolo costante, nessuna garanzia di ritorno. Onori e riconoscimenti in caso di successo. » Questo annuncio pubblicato sul Times nel 1914 e scritto dall’esploratore britannico Ernest Shackleton, vero o falso che sia ci dà un’idea di quello che fossero le spedizioni che in quel periodo venivano finanziate dagli stati europei per tentare la conquista dell’ultimo continente quasi totalmente inesplorato: l’Antartide. Ernest Shackleton era nato in Irlanda nel 1874 e in gioventù assecondò i desideri del padre che lo voleva medico dedicandosi agli studi di Medicina al Trinity College di Dublino. Stanco però di vedersi predestinato a quella professione e attirato dal fascino del mare decise a 16 anni di imbarcarsi come mozzo su una nave mercantile britannica. Dopo anni di ‘gavetta’ sulle navi della marina come nostromo e avendo deciso di voler intraprendere la carriera di esploratore, riuscì a partecipare a due spedizioni organizzate dalla Royal Geographical Society in Antartide: la ‘Discovery’ nel 1901 e la Nimrod, da lui stesso comandata, nel 1907. Quattro anni dopo però fu il norvegese Amundsen a raggiungere per primo il Polo Sud, precedendo di solo un mese l’inglese Scott, che poi morì nel tragico viaggio di ritorno. Questa sconfitta fu uno smacco per il Regno che nel 1914 si trovava anche nella difficoltà di non poter finanziare altre spedizioni per la Grande Guerra che era alle porte in Europa. Ma Shackleton era molto determinato a realizzare un progetto che possiamo leggere anche nella prefazione del suo libro ‘South’: « Dopo la conquista del Polo Sud da parte di Amundsen che, per pochi giorni, aveva preceduto la spedizione britannica di Scott, restava una sola grande impresa dell’esplorazione antartica — l’attraversamento del continente bianco da mare a mare. » Di certo un obbiettivo molto ambizioso, considerati i 2800 km da percorrere a piedi e le temperature che oscillavano tra -25 e -50. L’esploratore britannico riesce in qualche modo ad ottenere i finanziamenti dal governo e l’8 Agosto 1914 le navi Endurance (‘Resistenza’) e Aurora partono da Plymouth. L’Aurora aveva il compito di predisporre rifugi con provviste nella Barriera di Ross per gli uomini dell’Endurance, in arrivo dall’altro lato del continente. La spedizione partì dunque in Agosto ma fu solo a Dicembre che l’Endurance lasciò la Georgia del Sud per spingersi verso l’Antartide. L’imbarcazione iniziò a incontrare i primi muri di ghiaccio e iceberg e, anche se Shackleton si mostrava fiducioso che la spedizione potesse raggiungere il luogo prefissato per lo sbarco, le cose non sembravano mettersi per il verso giusto: la nave veniva rallentata continuamente dai ghiacci e spesso l’equipaggio fu costretto a tentare di liberarla con i picconi. Alla fine l’Endurance è costretta dai ghiacci a fermarsi molto lontano del continente a metà Gennaio, con l’inverno antartico ormai alle porte. Il piano dell’esploratore britannico è di aspettare circa 6 mesi che sopraggiunga di nuovo l’estate e i ghiacci si sciolgano consentendo all’Endurance di ripartire. Ma le cose non andranno esattamente in questo modo: tra Settembre e Ottobre lo scafo della nave inizia a essere danneggiato dal ghiaccio che, sciogliendosi, si muove. L’equipaggio tenta invano di pompare fuori l’acqua che entra nella stiva tramite fenditure, e Shackleton si vede costretto, a fine Ottobre, a dare l’ordine di abbandonare la nave, che qualche giorno dopo si inabisserà. Dopo aver salvato dall’imbarcazione viveri, tende e documenti fotografici (il comandante della spedizione si raccomandò più volte di non perderli qualunque cosa fosse successa), gli uomini dell’Endurance si accamparono non lontano dal luogo del naufragio. Vennero recuperate anche le scialuppe di salvataggio, con le quali si tenterà di abbandonare il Sud quando il ghiaccio lo permetterà. Il gruppo rimase fermo o quasi per mesi quando finalmente, agli inizi di Aprile, fu possibile mettere le 3 scialuppe in acqua. Pur tra molte difficoltà le piccole imbarcazioni di salvataggio riuscirono in meno di una settimana a raggiungere l’isola Elephant, nell’arcipelago delle Shetlands Meridionali. E’ il 14 Aprile 1916. Shackleton sa che quell’isolotto è fuori da ogni rotta commerciale, e che eventuali ricerche (che comunque non ci sono) non verrebbero certo portate avanti così lontano dalle zone che sarebbero dovute essere l’obbiettivo della spedizione. Decide così di partire con una delle scialuppe, la James Caird, riadattandola per un viaggio lungo 1800 km verso la Georgia del Sud. Parte con cinque compagni e nonostante il piano sia quasi un suicidio è l’unica soluzione possibile. Il resto degli uomini resterà sull’isola Elephant in attesa che l’esploratore torni con i soccorsi. Dopo 15 giorni di viaggio, sfiancati dalla fame e dalla sete, avendo resistito a onde alte anche quasi 20 metri, tenendo la rotta anche in situazioni estreme utilizzando solo un sestante e un cronometro, gli uomini della James Caird avvistano la Georgia del Sud e non senza difficoltà attraccano. Dopo alcuni giorni di traversata molto difficoltosa tra le montagne dell’isola Shackleton riesce a raggiungere le stazioni baleniere che si trovano sull’altro lato e, dopo poco si mette al lavoro per trovare un modo per salvare i compagni rimasti sull’isola Elephant. Avendo constatato presto che dal Regno Unito, in piena guerra, non arriverà nessun aiuto prima di sei mesi, decide di chiedere aiuto in Sud America. Dopo quattro tentativi con navi diverse finalmente riesce a raggiungere con un rimorchiatore cileno i propri compagni e amici sull’isola Elephant all’alba del 30 Agosto 1916, più di due anni dopo la partenza da Plymouh.

I 29 partecipanti alla spedizione Endurance rimasero tra i ghiacci dell’Antartide in condizioni di emergenza per 20 lunghi mesi e nessuno di essi perse la vita: è questo uno dei motivi per i quali questa storia nel tempo si è fatta leggenda e praticamente tutti sono stati insigniti della medaglia polare.

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