Vittime e carnefici

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Siamo tutti vittime e carnefici. Ricordo queste parole di Amitav Ghosh alla presentazione di un libro in cui il famoso scrittore indiano provava a risalire alle cause che portano al silenzio pressoché totale che circonda la crisi climatica, tema fondamentale di questo secolo. Qualche giorno fa è stato rilasciato un rapporto veramente allarmante dell’IPCC (gruppo intergovernativo di scienziati che si occupa di cambiamenti climatici), in cui si avverte che potrebbero esserci pochissimi anni disponibili per agire in modo da evitare quantomeno le conseguenze più catastrofiche, osservando quindi che gli impegni presi a Parigi non basteranno. Il giorno dopo le prime pagine dei quotidiani Italiani si concentravano sullo spread. L’indifferenza dei cittadini posso anche comprenderla, dal momento che potersi occupare di problemi che non siano cosa mettere nel piatto la sera è un lusso che in tanti non si possono permettere. Ma l’ignoranza dei media e dei partiti politici italiani è veramente imperdonabile. Indagare le cause per le quali non si riesce a discutere in modo efficace della crisi peggiore della nostra epoca è interessante, ma anche avvilente: in qualche modo questo problema mette in crisi ogni nostra certezza. Siamo vittime e carnefici. Alcuni più vittime e carnefici di altre, ma ci siamo dentro tutti. Da quando il consumo è entrato a far parte della nostra cultura, non possiamo mentire a noi stessi, la vita di milioni di persone è migliorata. L’aspettativa di vita è cresciuta, mentre la mortalità infantile decresceva. Abbiamo lasciato una faticosa vita in campagna per rispondere all’allettante richiamo della città, della modernità, dello svago, della comodità. Nessuno si è mai chiesto se quel sistema fosse sostenibile, perché fino a un certo punto ha portato ricchezza un po’ a tutti, in modo probabilmente meno iniquo rispetto a oggi. Il consumo ha permeato tutti gli aspetti della nostra società, compresa la cultura, e i problemi relativi ai cambiamenti climatici sono stati sempre relegati alla categoria della fantascienza, senza entrare realmente nell’immaginario delle persone.m

Abbiamo chiamato questa crisi in molti modi: buco nell’ozono, riscaldamento globale, crisi idrica, desertificazione, scioglimento dei ghiacci, inquinamento. Non riusciamo mai a vedere mai il quadro d’insieme perché un po’ ci spaventa. Che metta in discussione definitivamente la nostra idea di economia? Che le società per come sono state costruite non funzionino? Io non ho gli strumenti per rispondere, ma queste domande me le faccio, e oggettivamente mettono paura. Trovo che pensare che una crisi di questo genere si possa risolvere solo ed esclusivamente limitando le emissioni di gas serra sia piuttosto semplicistico. É anche per questo che il problema dovrebbe avere molto più spazio, perché se ci pensiamo bene coinvolge ogni aspetto della nostra vita, e della vita del pianeta: il nostro concetto di produzione e di consumo, l’idea di sviluppo, la tenuta delle società, le migrazioni e le disuguaglianze, il nostro rapporto con la natura e le risorse naturali, il modello economico, il nostro stile di vita. Siamo tutti coinvolti e purtroppo mettere le lampadine a basso consumo non basterà. Quello che è certo è che c’è più consapevolezza rispetto solo a 10 anni fa, ma forse solo in chi si può permettere di avere uno sguardo diverso sulle cose, e purtroppo spesso il rischio è che la sostenibilità diventi un settore di mercato fatto su misura per noi, nel quale possiamo trovare conforto e sentirci meglio. Il problema è che abbiamo reso le nostre società tanto diseguali sotto ogni punto di vista che ormai facciamo veramente fatica a trovare un modo per condividere questo tema con persone che non facciano parte del nostro ‘giro giusto’. Eppure tante piccole crisi ambientali coinvolgono soprattutto persone a volte ignare del fenomeno globale. La soluzione del problema è probabilmente nelle popolazioni che più subiranno le conseguenze catastrofiche di cui ha parlato l’IPCC, e che ci chiederanno conto di queste conseguenze. E che faremo? Mostreremo la tessera del Naturasì? 

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