Archivi del mese: aprile 2016

Votare sì, nonostante la propaganda

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Ci si mettono sempre d’impegno a far passare la voglia di votare: come per le elezioni politiche, anche in occasione dei referendum si scatena una propaganda becera che tira fuori argomenti molto distanti da ciò che si chiede ai cittadini nel quesito. Anche nel caso del referendum del 17 sulle piattaforme estrattive si è fatta un sacco di confusione, da una parte e dall’altra. Forse è vero che l’unico modo per provare a raggiungere il quorum in Italia non è informare le persone ma puntare sulle paure, ma resta qualcosa di scorretto e in parte poco democratico. Nonostante gli inganni, le inesattezze e le campagne pubblicitarie sessiste, i motivi per votare sì ci sono ancora tutti. Non credo sia affatto un referendum decisivo per la politica energetica dell’Italia, come fa credere chi voterà no o si asterrà. Nel caso di una vittoria del sì non dovremo andare da Putin col cappello in mano lunedì mattina a chiedere ancora un po’ di gas: le concessioni relative a queste piattaforme dureranno ancora diversi anni, ci sarà tutto il tempo del mondo per sostituire quella minima quota di consumo nazionale di gas e petrolio in un modo più saggio. Sarà il governo italiano a doversi occupare finalmente di fornire al nostro paese una politica energetica in linea con gli accordi di Parigi (anche oltre gli accordi, possibilmente) e magari iniziare un percorso di sensibilizzazione sul tema del risparmio energetico (che vada oltre il consiglio di cambiare tutte le lampadine della casa). Altra argomentazione stravagante usata per sostenere il no è la perdita dei posti di lavoro: come prima, nessun lavoratore (si parla di circa 10000 lavoratori nel settore estrattivo, quindi quelli interessati dal referendum sono molti meno) perderà il posto da lunedì. Ovviamente, come è ovvio e normale che sia, se uno stato ha intenzione di cambiare qualcosa nella politica energetica nazionale, qualcuno prima o poi perderà il posto, con la prospettiva di ritrovarlo in un altro settore. In ogni caso è bello notare che c’è chi si interessa ai lavoratori a targhe alterne: non si è sentita volare una mosca quando migliaia di agricoltori lombardi hanno perso le proprie attività a causa della costruzione della Brebemi, autostrada parallela alla A4, inutile e impattante in una regione già troppo cementificata e inquinata. Chi sostiene il no dice di avere davvero a cuore l’ambiente, ‘non come questi ambientalisti della Domenica!!’: li aspetto al varco per impedire che venga costruita la tangenziale esterna ovest di Milano in pieno Parco Agricolo Sud, ultimo baluardo verde in una regione sempre più grigia. In ogni caso la ragione più importante per votare sì è l’unica che non è stata quasi mai sostenuta dalla propaganda pro sì: l’anno scorso è stato a detta di tutti l’anno più caldo mai registrato nella storia, i primi mesi del 2016 hanno segnato nuovi record di temperatura, i ghiacci si sciolgono a velocità considerevole, il livello dei mari si alza, alcuni eventi meteorologici estremi sono attribuibili ai cambiamenti climatici e questi cambiamenti climatici sono a loro volta attribuibili all’attività dell’uomo e al nostro uso di combustibili fossili. Secondo chi studia questi fenomeni se vogliamo avere una possibilità che la temperatura si alzi ‘solo’ di 2° gradi rispetto alla media pre-industriale c’è un’unica condizione: un terzo del petrolio, metà del gas e l’80% del carbone disponibili sul pianeta vanno lasciati sotto terra. L’Italia ha firmato un accordo definito da alcuni storico lo scorso Dicembre a Parigi, in cui gli stati si impegnano a ridurre le emissioni: il nostro paese sta facendo molto in questi anni, come tanti altri, ma sembra già che non sia abbastanza per rimanere sotto la soglia dei 2° di aumento della temperatura. In un contesto in cui stiamo stravolgendo gli ecosistemi e l’ambiente per la prima volta da quando esiste il nostro pianeta penso dovremmo essere in grado di rinunciare a una quota così bassa di gas e petrolio. Questo ovviamente se vogliamo considerarci un paese che guarda al futuro.  La scienza ci dice che, anche se ci sono ancora combustibili fossili disponibili, dobbiamo lasciarli dove sono. Il quesito ci chiede proprio questo! Volete che si rinnovino le concessioni per le piattaforme estrattive ancora in grado di estrarre gas e petrolio? NO!

Ossia votiamo Sì!

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