La vita intorno ai binari

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(foto magazziniraccordati.it)

Nel 2011 fa assistetti a un concerto dei Noah And The Whale al Tunnel, in Via Sammartini a Milano. Era una serata di fine Settembre dal clima già pienamente autunnale e la città era tornata ai soliti ritmi. La band inglese sul palco fu molto convincente, un po’ meno l’acustica all’interno del piccolo locale. Alle 23 uscimmo e ci trovammo di fronte un quartiere all’apparenza morto, ma con un fascino inspiegabile: spesso luoghi che non hanno alcuna attrattiva all’apparenza o addirittura presentano caratteristiche che li rendono sgradevoli ai più mi attirano. L’impressione era quella che, in ogni caso, il Tunnel fosse un’oasi in un deserto praticamente abbandonato. Qualche anno dopo scoprii quasi per caso la storia di un quartiere che ha subito realmente un processo di abbandono pianificato, o quantomeno incoraggiato, dalle decisioni assunte dalle autorità. Prima degli anni ’30, quando si stava preparando la nuova Stazione Centrale, vennero costruiti più di 100 magazzini lungo il ‘rilevato ferroviario’ sopraelevato che porta i binari in stazione. Vennero denominati ‘magazzini raccordati’ in quanto collegati da binari interni l’imponente rilevato. All’interno dei magazzini nacquero fiorenti attività economiche, agevolate dal fatto che i treni potevano scaricare direttamente le merci. Lo racconta Franco Sala, che insieme ad altri cittadini ha allestito una mostra sulla storia dei magazzini: ‘Qui le merci in arrivo venivano depositate per poi essere vendute: il treno scendeva e scaricava direttamente nei sotterranei’. Già, venivano. Perché a partire dagli anni ’70 gradualmente e dal 2000 in poi in forma più evidente, si è assistito a un graduale abbandono delle attività economiche all’interno dei magazzini, e a una ricaduta di questo abbandono sull’intero quartiere, che ha subito una deriva notevole. Da ormai due anni il gruppo di cittadini di cui sopra, riunito nel gruppo FAS (Ferrante-Aporti-Sammartini, ovvero i nomi delle vie parallele ai magazzini) organizzano la giornata ‘C’è vita intorno ai binari’. Quest’anno sono riuscito a farci un passo: concerti, mostre, dibattiti sui progetti possibili per la riqualificazione della zona: in sostanza, partecipazione e voglia di non lasciare che un quartiere ricco di storia muoia. Un quartiere che mi è apparso molto diverso da come lo vidi in quell’ormai lontano 2011, quando i cittadini iniziavano a mettersi in gioco per riprendersi il quartiere. Le due vie Ferrante Aporti e Sammartini, che sembravano lontanissime, divise da quel rilevato che ancora oggi resta un ostacolo per chi voglia frequentemente passare da una parte all’altra del quartiere, si sono unite nella speranza di un futuro per l’intera zona. Altre città d’Europa hanno risolto splendidamente lo stesso problema: a Parigi il Viaduc Des Arts accoglie una serie di laboratori e spazi per attività artigianali, a Vienna sotto la metro, nel quartiere Gurtel, sono sorti locali notturni che hanno rianimato una zona a rischio abbandono. Cercando di fare pressione su chi ha competenze (a partire da Grandi Stazioni, proprietaria degli immobili) aspettiamo che Milano colga l’occasione che le si presenta.

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1 Commento

Archiviato in Politica

Una risposta a “La vita intorno ai binari

  1. Viviana

    ciao, grazie per l’articolo e speriamo che nascano sempre più oasi! Viviana per gruppo FAS-Ferrante Aporti Sammartini

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